Amministrazione Automatica

Chi riconcilia i movimenti bancari mentre dormi

Quando un consuntivo arriva tardi, la spiegazione che si dà quasi sempre è sbagliata.

Si dice «il commercialista è lento», oppure «in amministrazione siamo pochi». Qualche volta è vero. Molto più spesso il ritardo non dipende da quanto è brava la persona, ma da quante volte un dato viene toccato a mano prima di diventare un numero leggibile.

E il punto in cui viene toccato di più ha un nome preciso: la riconciliazione bancaria.

Il conto che puoi fare stasera

Non serve uno studio. Servono tre numeri che hai già.

  1. Quanti movimenti bancari fai in un mese. Apri l'estratto conto dell'ultimo mese e conta le righe. Tutti i conti, tutte le carte.
  2. Quanto tempo ci vuole per sistemarne uno. Non il tempo di quelli facili: la media vera, compresi quelli che ti fanno aprire tre schermate per capire di chi è quel bonifico.
  3. Quanto costa un'ora della persona che lo fa, lordo azienda.

Poi moltiplica.

Movimenti al mese 400
Minuti a movimento 1,5
Ore al mese 10
Ore all'anno 120
Costo orario 25 €
Costo annuo 3.000 €

I numeri della tabella sono un esempio, non una statistica: mettici i tuoi. Ma fai attenzione a due cose, perché è lì che il conto di solito si sbaglia per difetto.

Il minuto e mezzo è ottimistico. Vale per il movimento che si riconosce a colpo d'occhio — il bonifico del cliente abituale, l'addebito della bolletta. Non vale per il POS di tre giorni prima che arriva cumulato, per il bonifico con la causale scritta male, per l'incasso di un marketplace che accorpa venti ordini in un unico accredito. Quelli lì non sono un minuto e mezzo: sono cinque, dieci, e a volte una telefonata.

E soprattutto: il costo non è il costo. Tremila euro per 120 ore non è il numero che conta. Il numero che conta è che quelle 120 ore sono state sottratte a qualcos'altro — e che finché non sono finite, i tuoi numeri non esistono.

Perché è un lavoro che una macchina fa meglio

C'è una differenza importante fra i lavori che si possono automatizzare bene e quelli che no, e non passa dove si pensa. Non è «facile contro difficile». È confronto contro giudizio.

La riconciliazione è confronto fra insiemi. Da una parte c'è una lista di movimenti bancari: data, importo, causale. Dall'altra una lista di documenti: fatture emesse, fatture ricevute, rate, F24, buste paga. Il lavoro consiste nel dire quale riga di qua corrisponde a quale riga di là.

Su questo genere di compito una macchina è semplicemente più adatta di una persona, per tre ragioni che non c'entrano con l'intelligenza:

  • non si stanca al duecentesimo movimento, e il duecentesimo è quello dove sbagliamo tutti
  • confronta tutto con tutto: una persona cerca la fattura che si aspetta di trovare, una macchina valuta tutte le combinazioni possibili — comprese quelle a cui non avresti pensato, come un incasso che copre tre fatture di due mesi diversi
  • è coerente: applica la stessa regola a gennaio e a dicembre, anche quando a dicembre c'è fretta

Il giudizio è un'altra cosa: decidere se un costo va in una commessa o nella struttura, se una spesa è inerente, se quel cliente va sollecitato o aspettato. Lì serve una persona, e continuerà a servire.

Cosa fa un agente, in concreto

Il termine «agente» si è consumato a furia di usarlo per cose che agenti non sono. Nel nostro caso descrive tre comportamenti precisi.

Abbina. Legge i movimenti man mano che la banca li rende disponibili e cerca la corrispondenza: per importo, per data, per ragione sociale, per numero documento, per scadenza aperta. Quando la corrispondenza è netta la registra.

Propone. Quando l'abbinamento è probabile ma non certo — un importo che coincide ma la data no, un nome simile ma non identico, un incasso che sembra la somma di due fatture — non registra. Prepara la proposta e la mette in coda per chi deve approvarla, con accanto il motivo per cui l'ha pensata.

Chiede. Quando non c'è abbastanza per decidere, formula una domanda. Non «errore», non un movimento che resta lì grigio in fondo alla lista: una domanda in italiano, con il contesto, rivolta a chi sa rispondere.

La differenza fra le tre non è tecnica, è di responsabilità. E il confine è dove va messo: quello che è verificabile lo fa la macchina, quello che richiede una decisione resta a una persona.

Cosa non fa — e vale la pena dirlo

Un agente non decide al posto tuo. Non sceglie come classificare un costo quando la classificazione cambia il margine di una commessa. Non stabilisce se una fattura contestata va pagata. Non decide se quel cliente si solleciti.

Non inventa quando non sa. È la proprietà più importante e la meno appariscente. Un sistema che di fronte all'incertezza tira a indovinare produce una contabilità che sembra completa e non lo è — e una contabilità sbagliata è peggio di una contabilità in ritardo, perché sul ritardo almeno lo sai.

Non sostituisce chi tiene la contabilità. Gli toglie di mezzo la parte meccanica e gli lascia quella che richiede testa. Nella pratica il lavoro di quella persona cambia forma: meno ore a spuntare righe, più ore a guardare le cose che non tornano.

Il risultato: il 3 invece del 25

Qui sta il senso di tutto il discorso, e non è il risparmio di tremila euro.

Se la riconciliazione si fa a mano, si fa quando c'è tempo. Quando c'è tempo vuol dire dopo le scadenze, dopo gli adempimenti, dopo le urgenze — cioè verso metà del mese successivo. Poi la contabilità va chiusa, poi il consuntivo va preparato. Ecco perché i numeri di settembre arrivano il 25 di ottobre.

Se invece i movimenti si riconciliano man mano che arrivano, il mese si chiude quando finisce. I numeri di settembre ci sono il 2 o il 3 di ottobre, non perché qualcuno abbia corso, ma perché non c'era un arretrato da smaltire.

E ventidue giorni cambiano la natura di quello che hai in mano. Un consuntivo al 25 descrive un'azienda che non esiste più: le decisioni che suggerisce riguardano un periodo su cui non puoi più intervenire. Un consuntivo al 3 descrive un mese appena chiuso, con davanti un mese intero in cui fare qualcosa.

È lo stesso dato. Cambia solo quando arriva, e cambia tutto.

Nell'articolo di lunedì abbiamo visto come si legge davvero un consuntivo — riclassificazione, margine di contribuzione, marginalità per cliente. Ma tutta quella lettura vale a una condizione: che il consuntivo arrivi quando serve. Altrimenti è un ottimo esercizio di storia.

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