Controllo di Gestione

La liquidità dei prossimi 60 giorni

«In banca ci sono 180.000 euro, siamo tranquilli.»

È una frase che si sente spesso e che non vuol dire quasi niente. Non perché il saldo sia sbagliato — è l'unico numero perfettamente esatto che hai — ma perché il saldo descrive il passato. È il risultato di tutto quello che è già successo. Non contiene una sola informazione su cosa succederà lunedì.

Un'azienda con 180.000 euro in banca e 210.000 di uscite nei prossimi quaranta giorni non è tranquilla. Semplicemente non lo sa ancora.

Saldo e previsione sono due cose diverse

Il saldo è un fatto: quanto c'è adesso. La previsione è una costruzione: quanto ci sarà, giorno per giorno, se succede quello che ragionevolmente deve succedere.

La differenza pratica è che il saldo non ti fa prendere nessuna decisione, e la previsione sì. Il saldo ti dice se puoi pagare oggi. La previsione ti dice se puoi impegnarti oggi a pagare fra tre settimane — che è il tipo di domanda che un imprenditore si fa tutti i giorni.

Sessanta giorni è l'orizzonte giusto, e non è un numero arbitrario: è abbastanza lungo da contenere due cicli di scadenze fiscali e almeno un ciclo di incassi, e abbastanza corto da essere fatto di cose che conosci già invece che di ipotesi.

Cosa serve per costruirla

Quattro elenchi. Nessuno dei quattro va inventato: esistono già tutti, sparsi.

1 · Lo scadenzario attivo. Le fatture emesse non ancora incassate, con la data in cui dovrebbero essere pagate. Non la data di emissione: la scadenza.

2 · Lo scadenzario passivo. Le fatture ricevute non ancora pagate, con la loro scadenza. Qui va aggiunta una cosa che di solito manca: gli ordini già confermati e non ancora fatturati. Un impegno d'acquisto è un'uscita futura anche se non c'è ancora un documento.

3 · I ricorrenti. Stipendi, contributi, affitti, canoni, utenze, rate di finanziamento, leasing. Sono i più facili da prevedere perché si ripetono, e proprio per questo sono i più dimenticati: nessuno li scrive, «tanto si sa».

4 · Le uscite fiscali. IVA, ritenute, contributi, imposte. E qui arriviamo all'errore numero uno.

I due errori, e sbagliano sempre nella stessa direzione

Errore uno: dimenticare le tasse. Quasi tutte le previsioni fatte in casa contengono clienti e fornitori e non contengono il fisco. Il risultato è una curva che sembra più alta di quanto è. E non di poco: fra IVA, ritenute e contributi, la quota fiscale di un mese normale è una delle uscite più grosse che un'azienda abbia — in molti casi la più grossa dopo gli stipendi.

Il momento in cui si scopre è sempre lo stesso: il 14 del mese, quando l'F24 arriva e non tornano i conti.

Errore due: dare per incassato ciò che è solo fatturato. Se metti gli incassi alla data di scadenza della fattura, stai assumendo che tutti i clienti paghino puntuali. Non succede. Il ritardo medio di pagamento in Italia si misura in settimane, e la previsione va costruita sul comportamento reale di quel cliente, non sulle condizioni contrattuali.

Il modo più semplice è anche il più efficace: guarda gli ultimi sei mesi e calcola, per ogni cliente importante, quanti giorni passano in media fra scadenza e incasso. Poi sposta in avanti di quei giorni. Non è una previsione elegante, ma è molto più vicina al vero.

Nota una cosa: entrambi gli errori sbagliano nella stessa direzione. Uno toglie uscite, l'altro anticipa entrate. Ecco perché le previsioni fatte in casa sono quasi sempre ottimistiche — e perché la sorpresa, quando arriva, è sempre una brutta sorpresa.

Come si legge: guarda il punto più basso

Ecco l'errore di lettura, che è diverso dagli errori di costruzione.

Si guarda il numero in fondo. «Fra sessanta giorni avrò 95.000 euro, bene.» Ma quel numero non dice niente su cosa succede nel mezzo.

saldo previsto
oggi 180.000
fra 15 giorni 142.000
fra 25 giorni −12.000
fra 40 giorni 68.000
fra 60 giorni 95.000

Questa azienda finisce il periodo con 95.000 euro. Ma al giorno 25 è sotto di 12.000, e quel giorno esiste davvero: è il giorno in cui gli stipendi e l'F24 cadono prima dell'incasso grosso di fine mese.

Il numero da guardare è il punto più basso della curva, e il giorno in cui cade. Tutto il resto è contorno. Una previsione di cassa serve a rispondere a una domanda sola: qual è il momento peggiore, quanto è peggiore, e quanto tempo ho per prepararmi?

Le tre decisioni che cambiano se la vedi in anticipo

Il fido si chiede prima. Un affidamento richiesto con tre settimane di anticipo è un'operazione ordinaria, si istruisce con calma e si spunta. Lo stesso affidamento chiesto il giorno prima è un'emergenza — costa di più, e soprattutto racconta alla banca una cosa su di te che non volevi raccontare.

I pagamenti si spostano, se sai quali. Se al giorno 25 manchi di 12.000 euro, non devi rinviare tutto: devi rinviare una cosa da 15.000. Sceglierla in anticipo, avvisare il fornitore, concordare — è gestione. Non pagare e basta, e poi rispondere alla telefonata, è un'altra cosa e il fornitore se la ricorda.

Gli incassi si anticipano dove conviene. Con tre settimane davanti puoi fare una telefonata al cliente da 40.000 e chiedere se può anticipare di dieci giorni. Con due giorni davanti puoi solo sperare.

Sono tutte e tre decisioni ordinarie, che costano poco se prese in tempo e molto se prese in ritardo. La differenza non è la bravura: è averlo saputo prima.


Il problema, naturalmente, è che una previsione costruita bene oggi è già leggermente sbagliata domani: arriva un incasso, slitta un pagamento, entra una fattura nuova. Ed è il motivo per cui quasi tutti i file di previsione muoiono dopo tre settimane.

Ne parliamo mercoledì.

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